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La bilancia dei pagamenti e l’economia aperta

Sulla base del rapporto export - PIL gli USA sono un’economia quasi chiusa:

Stato Export/Pil %
USA 10
GERMANIA 32
G.B. 25
BELGIO 73
LUSSEMBURGO 89
SINGAPORE 140
GIAPPONE 8
FRANCIA 23
ITALIA 23
CANADA 32

Ricordiamo, di nuovo, l’identità contabile Y = C + I + G + NX, posti NX = X - Z e Z = Cf + If + Gf, acquisti all’estero di beni e servizi per consumi, investimenti, e consumi pubblici.

Bilancia dei pagamenti

Bilancia delle partite correnti (NX) X(+) Z(-): Bilancia Commerciale (beni materiali) + Bilancia delle partite invisibili (servizi, trasferimenti).
Movimenti di capitale (BK) : variazione delle attività o passività sull’estero: aumento passività o riduzione di attività (+), acquisto attività estere o aumento di passività (-). Poi ci sono le variazioni delle riserve ufficiali (acquisti e cessioni di attività o passività da parte della Banca Centrale). Vale perciò la seguente uguaglianza:
NX + BK = BP = Delta RU
Esempio: ditta esporta per 100$ (+100 Bil Commerciale); li deposita in banca che a sua volta va alla B.C e si fa dare il controvalore in euro al posto dei 100$ (+100 var Riserve Ufficiali). Acquisto di titoli per 100$: -100 C.F. In un modo o nell’altro la B. dei Pagamenti è contabilmente in pareggio o dovrebbe esserlo; per far tornare i conti c’è la voce errori e omissioni. Se: Saldo positivo B.C. ?valore degli incassi > valore esborsi; saldo positivo C.F. ? afflusso netto di capitali dall’estero. Vale NX+BK -DeltaRU = 0. Se DeltaRU = 0 DeltaNX = -BK = N F I, cioè le esportazioni nette eguagliano i movimenti di capitale o investimenti esteri netti. Se NX > 0, anche -BK >
0, cioè BK < 0, e in effetti se la la bilancia commerciale è attiva vuol dire che il risparimo aggregato è superiore alla spesa per investimenti e al disavanzo pubblico interni (S -I -(G-T) = NX), quindi concediamo fondi in prestito
all’estero. Al contrario, se NX < 0, allora S - I - (G - T ) < 0, quindi abbiamo bisogno di prestiti esteri per pagarci l’eccesso delle importazioni sulle esportazioni. (Negli USA gli investimenti netti esteri sono negativi, così come le esportazioni nette. Deficit di Bilancia Commerciale e avanzo di BK. per risparimo aggregato negativo (Deficit di Bilancio Pubblico).

Investimenti esteri netti ed esportazioni nette

-Il livello del PIL è dato dall’offerta di fattori produttivi e dalla loro produttività, cioè dalla curva AS;
-L’occupazione è data dal livello del PIL e dalle condizioni prevalenti nel mercato del lavoro.
-Il livello dei prezzi interni è determinato dall’equilibrio tra domanda e offerta di moneta nazionale (non influenzata da variazioni delle riserve ufficiali).
Gli investimenti netti esteri sono una funzione della differenza tra tassireali interni ed esteri. La domanda complessiva di fondi all’interno di un paese sarà datta dalla somma della domanda di fondi per investimenti interni e della domanda di fondi per investimenti all’estero meno l’offerta di fondi esteri, cioè, appunto N F I. Sul mercato dei cambi si scambia valuta nazionale con valuta estera. Rivolgiamo la nostra attenzione aglla “merce” valuta estera. La domanda di valuta estera da parte dei residenti europei sarà uguale all’offerta di moneta europea. E l’offerta di moneta europea sarà pari ai fondi che i residenti europei vogliono investire all’estero al netto degli investimenti che i residenti esteri vogliono effettuare in Europa. In sintesi, la domanda di valuta estera sarà pari a N F I. Per converso, l’offerta di valuta estera si identifica con le esportazioni nette (NX). Queste ultime sono dipendenti da tasso di cambio, mentre N F I sono indipendenti dal tasso di cambio. Eppure, come si è detto, deve realizzarsi NX = N F I. Quindi il tasso di cambio reale sarà determinato dall’incontro tra una retta verticale che rappresenta N F I (domanda di valuta estera) e una retta crescente che rappresenta NX (offerta di valuta estera).
Ci si può chiedere se esiste un particolare valore da prendere in considerazione. Una teoria risponde alla domanda che i tassi di cambio sono determinati dalla parità dei poteri d’acquisto. Secondo tale teoria, il tasso di cambio nominale assume quel valore tale cheuna unità di merci costi lo stesso prezzo (una volta espressi i prezzi in valuta comune) in ogni paese. L’idea non è differente da quella sottostante la legge del prezzo unico, o condizione di non arbitraggio. Se una merce costa 100 a e 50 a Roma, conviene acquistare a Roma (sostenendo costi di trasporto pari a 25) e rivendere a . Ciò fa aumentare la domanda e il prezzo a Roma, e fa aumentare l’offerta e diminuire il prezzo a . Fino a quando? Fino a quando il prezzo sarà in tutte e due le città (compresi i costi di trasporto) uguali: es. Roma 62 (+25), 87. Lo stesso dovrebbe valere a livello internazionale (trascuriamo i costi di trasporto): se un chilo di caffè costa 500 yen in giappone e 5 euro in Italia il tasso di cambio, secondo la teoria della parità dei poteri d’acquisto, sarà
5/ 500 =1/ 100 di euro per uno yen. Infatti tale tasso di cambio nominale garantisce che il tasso di cambio reale sia: e =1/ 100* 500/ 5 = 1
Per questa teoria, dunque, il tasso di cambio reale deve esser pari ad1, perciò il tasso di cambio nominale varia esclusivamente in funzione del livello dei prezzi nei due paesi. In effetti, tra il 1970 e il 1995 il tasso di cambio nominale tra dollaro e marco si è dimezzato, e tra dollaro e lira è più che raddoppiato, mentre il tasso di inflazione medio è stato 3,7% in Germania, del 5,6% negli Usa e del 10,5% in Italia.
Limiti della teoria della parità dei poteri d’acquisto:
1) non tutte le merci sono facilmente commerciabili: si pensi ai servizi alla persona; servizi di pubblica utilità; servizi sociali, e quindi l’arbitraggio non è perfetto.
2) anche i beni facilmente commerciabili non sono perfetti sostituti; quindi il principio di arbitraggio non sempre si applica.

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