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Domanda aggregata II: il modello IS-LM

Introduzione

Nel modello reddito-spesa esaminato nel capitolo precedente si assumeva che gli investimenti fossero una variabile esogena. In realtà la spesa per investimenti dipende dal tasso di interesse (reale). È quindi necessario introdurre la relazione tra investimenti e tasso d’interesse nel modello. Così facendo avremo che una componente di A, cioè della spesa aggregata, dipende dal tasso di interesse (r). Ne segue che avremo un valore di equilibrio (sul mercato dei beni) di Y per ogni dato valore di r. Vale a dire che, per ogni valore del tasso di interesse, possiamo individuare un valore del PIL compatibile con l’equilibrio sul mercato dei beni o, equivalentemente, con l’uguaglianza di risparmi e investimenti. Questa relazione di equilibrio tra Y e r è graficamente rappresentabile come una curva: la curva IS (investimenti-risparmio). Per determinare quale, tra i tanti possibili, sia l’effettivo valore di equilibrio di Y è necessario sapere quale sia il valore effettivo di r. Per trovare questo valore si cercherà di individuare la relazione esistente tra tasso di interesse ed equilibrio del mercato monetario. Scopriremo così che esiste un valore di-equilibrio di Y (sul mercato monetario) per ogni dato valore di r tale per cui la domanda di liquidità è uguale all’offerta di moneta. Questa relazione di equilibrio tra Y e r è graficamente rappresentabile come una curva: la curva LM (liquidità-moneta). L’intersezione tra curva IS e curva LM nello spazio (r, Y ) ci fornirà i valori del tasso di interesse e del PIL compatibili con l’equilibrio simultaneodel mercato dei beni e di quello della moneta. Analiticamente, tale risultato sarà ottenuto risolvendo simultaneamente un sistema di due equazioni, una rappresentante la relazione IS, l’altra rappresentante la relazione LM.

La IS e il mercato dei beni

Riprendiamo il modello reddito-spesa con la presenza del settore pubblico visto nel precedente capitolo. Sostituiamo, però l’ipotesi di investimento esogeno I = ¯I, con l’ipotesi che l’investimento sia funzione del tasso di interesse. Ipotizziamo che questa funzione sia lineare:
I = ¯I - qr
¯I rappresenta una componente “autonoma” dell’investimento, una componente non dipendente dal tasso di interesse. Tale componente, in realtà, tende a catturare analiticamente l’idea che la spesa per investimenti è anche influenzata dalle aspettative che le imprese hanno circa la possibilità di vendere le merci da loro prodotte. Tanto più ottimistiche sono tali aspettative e tanto maggiore sarà ¯I. Graficamente la relazione è rappresentabile come una retta, la cui intercetta con l’asse delle ascisse è costituita da ¯I e la cui inclinazione rispetto all’asse delle ordinate è q ( 1/q rispetto all’asse delle ascisse). Tanto maggiore è q, quindi, e tanto maggiore è l’influenza che il tasso di interesse esercita sulla spesa per investimenti. Il modello che dovremo utilizzare è dunque il seguente:
S = (G - T) + I....................

La LM e il mercato della moneta

La ragione per cui si guarda al mercato monetario per determinare il tasso di interesse è che, nel breve periodo almeno, il tasso di interesse sembra essere il “prezzo” che equilibria il mercato della moneta piuttosto che il prezzo che equilibria il mercato dei fondi mutuabili.
Del resto, in questo e nel precedente capitolo si è visto che l’offerta di fondi mutuabili, cioè il risparmio, nel breve periodo dipende principalmente dal livello del reddito e non dal tasso di interesse. Secondo Keynes - l’economista che più di ogni altro ha contribuito allo studio del breve periodo - il tasso di interesse è il prezzo della rinuncia alla liquidità, ovvero della rinuncia alla principale caratteristica della moneta, che, appunto è l’attività più liquida che vi sia nell’economia ma che non frutta interessi. Quando gli individui devono scegliere il loro portafoglio di attività, rinunciano alla moneta nella misura in cui ricevono un interesse soddisfacente dal possesso di attività meno liquide, come i depositi bancari.remunerati o i titoli obbligazionari. È anzi ragionevole supporre che la rinuncia alla liquidità sarà tanto maggiore quanto più elevato è il tasso di interesse. Quest’ultimo può essere visto anche come il costo opportunità del detenere moneta: tenendo moneta gli individui rinunciano all’interesse che fruttano attività meno liquide e più rischiose. La condizione affinché esista una certa “preferenza per la liquidità” è che vi sia incertezza circa il livello futuro del tasso di interesse. Ciò, infatti, introduce un elemento di rischio associato alla rinuncia alla liquidità. Inoltre, l’incertezza sul futuro del tasso di interesse è la stessa incertezza circa l’andamento del prezzo dei titoli (che è correlato inversamente con il tasso di interesse). Naturalmente, più alto è il tasso di interesse oggi, più basso il prezzo dei titoli e più appetibili risulteranno essere i titoli fruttiferi e più elevato sarà quindi il costo opportunità di detenere moneta. Ma un tasso di interesse elevato oggi può generare anche aspettative di ribasso e quindi di prezzi dei titoli più elevati in futuro. Il che può rafforzare la spinta ad acquistare titoli oggi per rivenderli domani, ottenendo un guadagno speculativo. Al contrario un tasso di interesse basso oggi può spingere gli speculatori a vendere titoli in attesa che il loro prezzo si riduca in futuro. La vendita di titoli, naturalmente, si trasforma in domanda di moneta liquida oggi. La preferenza per la liquidità è dunque connessa strettamente a un movente tipicamente speculativo per detenere moneta. Detto in altri termini, la domanda dell’attività più liquida, la moneta, sarà una funzione inversa del saggio di interesse. Ma, come sappiamo, la moneta non viene tenuta dai soggetti economici soltanto per gli usi speculativi. Essa viene tenuta anche per effettuare le transazioni, cioè gli acquisti di beni e servizi, acquisti che non avvengono, ovviamente, nello stesso momento in cui si percepisce il reddito. La domanda di moneta per motivi transattivi è strettamente collegata al livello del reddito. Essa sarà tanto più elevata quanto più elevato è il livello del reddito.
La domanda complessiva di moneta (L) sarà, allora, la somma di due componenti: L1, la domanda per fini transattivi, che dipende dal livello di Y e L2, la domanda per fini speculativi, che dipende dal tasso di interesse.
L = L1(Y ) + L2(r)

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