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Investire in Commodities, come e perché

E' sempre maggiore il numero di traders italiani che si sta avvicinando al mondo delle materie prime. Come vedremo nel nostro reportage, di cui pubblichiamo la prima parte, le commodities, oltre a rappresentare una valida alternativa d'investimento per diversi tipi di investitore, potrebbero rivelarsi la vera e propria nota lieta sul lato dei rendimenti nei prossimi anni.

Le Commodities, queste sconosciute

"Se quattro anni fa, quando ho iniziato a fare trading, qualcuno mi avesse detto che oggi avrei chiuso una posizione sui lean hogs (n.d.r. il future sulla carne di maiale), mi sarei fatto una grande risata. Invece, per fortuna, è la realtà. Dico per fortuna, perché nell'ultimo trimestre ho fatto sette operazioni tutte in attivo con un guadagno complessivo di quasi il 30% e questo non è nemmeno tanto raro col trading scalare.

Tra l'altro, sono convinto che le commodities rappresentino l'ambito da cui verranno i maggiori rialzi nei prossimi 5/10 anni, specialmente se il grande pubblico comincerà ad avvicinarsi a questo mercato, fino ad oggi per pochi. L'espansione finanziaria dell'ultimo ventennio ha toccato tutto tranne che proprio le materie prime, per cui penso che la prossima frontiera sia proprio questa" ci racconta un trader che ci ha accompagnati nel viaggio all'interno del mercato delle commodities.

Ma prima di addentrarci in temi come il trading scalare o peggio ancora le prospettive future di questi mercati, partiremo dai concetti fondamentali che stanno alla base delle commodities.

Le commodities: i concetti fondamentali

E' bene tenere presente, prima di tutto, che quando si parla di commodities, si parla di contratti future, ossia di un impegno ad acquistare o vendere ad una data scadenza, un ammontare di una determinata materia prima, che può essere data da oro, argento, rame, caffè, soia, cotone, petrolio, frumento, succo d'arancia…. e molte altre.
Quando acquistiamo, stiamo impegnandoci a comprare una certa quantità di materia prima ad una certa data ed ad un certo prezzo. Viceversa se vendiamo, ci stiamo impegnando a vendere una certa quantità di materia prima ad una certa data ed ad un certo prezzo.
Vedremo più avanti le principali materie prime, i mercati in cui sono negoziate e i meccanismi che stanno alla base della loro negoziazione.

Per ora si evidenzia solo il fatto che si tratta di contratti standardizzati: è standardizzata la quantità, la qualità della materia prima (non negozierete mai per esempio oro di diversa qualità, perché si tratterà di lingotti avente caratteristiche predeterminate di purezza), sono standard le fluttuazioni di prezzo, le scadenze dei contratti… tutto ciò in modo che l'unica cosa su cui avviene di fatto la trattativa tra acquirenti e venditori sia il prezzo. Tutto il resto è standardizzato.

Necessario dunque fare un ripassino sul famoso effetto leva (leverage) dei future.
L'effetto leva consiste nel potere acquistare o vendere con una piccola parte del vostro capitale (il margine) un ammontare di una materia prima che ha un valore molto maggiore. Per esempio, ipotizzando che il margine per una certa materia prima sia del 10%, con solo 5.000$ possiamo acquistare 50.000 $ - dieci volte tanto - di una determinata materia prima.

In questo modo, come possiamo immaginare, i nostri guadagni (o le nostre perdite) saranno amplificati dalle fluttuazioni della materia prima in oggetto. Supponiamo infatti che dopo qualche tempo il prezzo di questa materia prima sia aumentata del 5%. La materia prima oggetto del contratto vale ora 50.000 + (50.000x5%) = 52.500 $. I nostri guadagni non saranno del 5%, ma del (2.500/5.000) = 50%! Poiché la parte impegnata del nostro capitale era inizialmente di solo 5.000 $. Lo stesso sarebbe avvenuto in caso contrario, di flessione del 5% del prezzo della materia prima acquistata: avremmo maturato una perdita del 50% sul capitale investito nel nostro contratto.

Questa è dunque l'essenza dell'effetto leva: solo una parte del capitale è impegnata e i guadagni e le perdite sono amplificati.

Lungi dall'essere una diavoleria di recente partorita dall'ingegneria finanziaria, i future esistono da secoli come strumenti di copertura del rischio di variazione del prezzo delle merci e svolgono in realtà ad un'importante funzione di stabilizzazione dei prezzi.

Ma vanno utilizzati con estrema cautela, vista la loro capacità di moltiplicare le perdite oltre che i guadagni. E' vero che il prezzo di una materia prima non potrà mai diventare zero, a differenza di un'azione che comprate in borsa, come succede quando un'impresa fallisce, e che quindi teoricamente il rischio di aprire una posizione su una materia prima sia minore rispetto ad un investimento azionario, ma va sempre tenuto conto dell'effetto leva e va imparato a ragionare con esso.

Le commodities: i concetti fondamentali

L'altra cosa fondamentale è che non è necessario aprire una posizione comprando un contratto (p.e. un future sul grano con scadenza marzo 2004) nella previsione che il grano si apprezzi, ma è altrettanto naturale aprire una posizione vendendo un contratto - nella previsione che il prezzo della materia prima in questione scenda - e chiudendola entro la scadenza con un'operazione di segno contrario, ossia un acquisto.

In gergo, si dice che si apre una posizione long quando la prima operazione è un acquisto e una posizione short quando la prima operazione è invece una vendita.

Si fa flat infine quando si chiude la posizione con un'operazione di segno contrario all'originaria.

Si è detto che tutti i contratti aventi come sottostante le materie prime hanno una scadenza. Sicuramente molti si saranno chiesti cosa succede se non andiamo flat, ossia non chiudiamo le nostre posizioni a scadenza, visto che il nostro proposito non è quello di comprare qualche tonnellata di una materia prima, ma di guadagnarci negoziandola.

Attenzione, se arrivate a scadenza con contratti di acquisto su caffè, latte, zucchero e succhi d'arancia, non vi vedrete recapitati sul cortile di casa le tonnellate delle suddette materie prime previste da contratto e non sarete obbligati ad aprire un bar o invitare a colazione tutto il quartiere per un anno. Molto semplicemente il vostro broker chiuderà d'ufficio le vostre posizioni: se avrete guadagnato bene altrimenti… altrimenti avete capito.

Dove sono negoziate e come le materie prime

I principali mercati delle materie prime si trovano negli USA e a questi faremo riferimento a partire da adesso:

NYMEX - New York Mercantile Exchange
CBOT - Chicago Board of Trade
CSCE - Coffee, Sugar, Cocoa Exchange
CME - Chicago Mercantile Exchange
CTN - New York Cotton Exchange
COMEX - Commodity Exchange
Altri mercati come l'IPE (International Petroleum Exchange - dove viene negoziato il petrolio del Mare del Nord) sono ubicati fuori dagli Stati Uniti, ma sono meno importanti per tradizioni e volumi d'affari rispetto a quelli nordamericani.

Per operare su questi mercati, la norma è quella di aprire un conto presso un broker USA o al limite inglese.

Se proprio non vi piace l'idea di aprire conti presso broker americani o inglesi, può essere utile sapere che anche alcuni broker online italiani stanno abilitando i propri clienti alla negoziazione di commodities, come ImiWeb che permette la negoziazione telefonica su tutti i principali mercati trasmettendo l'ordine ad un proprio operatore e ad al costo di 16€ per eseguito (presto sarà abilitata anche la negoziazione diretta senza il tramite di un operatore).
Ma ci sono solo i future sulle materie prime?

Prima di proseguire, ricordiamo a chi può essere interessato alle materie prime come oggetti d'investimento che non esistono solo i contratti future. Di recente abbiamo assistito ad una discreta proliferazione di strumenti finanziari aventi per oggetto proprio le materie prime, almeno su quelle più popolari (petrolio, oro):

Covered Warrants con sottostante oro o petrolio: presentano però tutti i rischi della scarsa liquidità di questi strumenti (chi ha negoziato CW in passato sa bene a cosa ci riferiamo). Limitatamente all'oro i Gold Linked Bond: sono degli zero coupon con vita tra i 3 e 5 anni, molto interessanti, in quanto garantiscono il capitale investito, offrendo al contempo un rendimento annuale minimo dell'1,5% circa.

A scadenza, viene poi corrisposta una parte dell'eventuale guadagno dato dalla differenza tra il prezzo dell'oro al momento dell'acquisto e alla scadenza, sicché l'investitore beneficia di un eventuale rialzo intervenuto sul mercato dell'oro.

E' notizia recente che presto saranno negoziabili anche ETF sull'oro, valida alternativa a chi non vorrà scontare l'effetto leva investendo sull'oro.

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