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La Scripofilia Sempre più diffuso anche in Italia il collezionismo di titoli storici, carte valori d'epoca e azioni fuori corso. Il collezionismo di tali vecchi documenti finanziari prende il nome di Scripofilia e scripofili ne sono i collezionisti. Questi termini sono il frutto di un'inchiesta svolta fra i lettori di un autorevole quotidiano londinese. Tra l'altro "scrip" nel linguaggio finanziario significa "certificato provvisorio di titoli, banconota di piccolo taglio" e in inglese "scrip share" vuol dire "azione gratuita".
Alle origini delle società per azioni: le prime S.p.A. nel mondo Secondo alcuni studiosi, le prime società per azioni sarebbero le Maone genovesi, associazioni tra i proprietari delle galere del XIII secolo; secondo altri la prima S.p.A. sarebbe il Banco di S. Giorgio, sempre di Genova (1408).
La Compagnia delle Indie Orientali aveva una struttura analoga a quella delle attuali S.p.A. Chi acquistava azioni diventava socio, partecipando indirettamente alla vita della società stessa, sia agli utili sia alle perdite. Non di rado gli azionisti erano pagati in natura con gli stessi prodotti di importazione. Valutazione A parte la tradizionale definizione secondo cui il prezzo di un articolo è determinato dal rapporto offerta/domanda, per valutare un vecchio titolo esistono dei criteri ben determinati quali: - l'importanza storica: sono ricercati, per esempio, i titoli emessi durante rilevanti eventi storici come la rivolta dei Veneziani contro gli Austriaci, la guerra di secessione negli Stati Uniti d'America, ecc; - il valore artistico ovvero la grafica particolarmente decorativa oppure le opere di famosi incisori; - l'anno di emissione: più vecchio è il titolo, più ha valore. Per i titoli storici italiani è importante, come punto di riferimento, l'anno dell'unificazione d'Italia. I certificati emessi prima del 1861 hanno generalmente un valore più elevato di quelli postunitari; - lo stato di conservazione: è comprensibile come un titolo ben conservato abbia maggior valore rispetto allo stesso in cattive condizioni;
Consigli pratici per i Collezionisti
È un errore in cui incorrono quasi tutti. Ma si tratta di un inevitabile stadio di evoluzione che permetterà, in un secondo tempo, di comprendere come più della "quantità" abbia valore la "qualità" dei pezzi. Meglio possedere pochi ma interessanti titoli, piuttosto che pacchi di certificati ancora molto diffusi e insignificanti. Molti collezionisti, proprio per timore di disperdersi, hanno ristretto la loro raccolta specializzandosi in settori specifici aventi affinità con i loro interessi privati o con la loro professione. Gli scripofili, come tutti i collezionisti, non soffrono mai di solitudine! Amano stringere amicizia con persone che coltivano la stessa passione e, a tale scopo, si riuniscono in club o associazioni. Si organizzano meeting per scambiare opinioni ed esemplari; spesso vengono pubblicati a cadenza fissa giornalini di informazione. E' molto importante per il titolo un buono stato di conservazione, che contribuisce ad aumentarne il valore intrinseco. È sempre preferibile, qualora ve ne sia la possibilità, acquistare un esemplare in buone condizioni anche se un po' più caro. È necessario poi saperlo mantenere in buono stato. Esistono degli album o raccoglitori di apposite dimensioni con buste double-face in materiale termo-resistente e privo di acido oleinico, adatti a garantire nel tempo una perfetta conservazione di documenti in genere.
Un altro quesito alquanto ricorrente è: "Rivedrò mai i soldi che ho speso per la mia collezione?". Occorre innanzitutto fare luce sugli obiettivi della raccolta: la si fa per puro investimento, per passatempo o per passione? Spesso si tratta di un insieme di varie motivazioni. In ogni caso è pur sempre un passatempo come lo è qualsiasi altro hobby. In tal caso, però, nessuno si aspetta un realizzo del denaro investito. Chi invece è orientato verso un parziale e alternativo investimento, può verificare da sè l'andamento dei prezzi sul mercato. A confronto di altri settori, stiamo certamente in testa per quanto riguarda la differenza tra il prezzo pagato in origine e quello successivamente ricavato, a prescindere dai certificati comuni. L'attuale processo di razionalizzazione per eliminare la circolazione fisica dei titoli azionari e obbligazionari delle società quotate, sostituendoli con semplici registrazioni contabili, comporterà un incremento del valore dei vecchi titoli ancora circolanti. Un altro fattore che valorizzerà le azioni e le obbligazioni antiche è rappresentato dalla loro crescente domanda sul mercato. Evidentemente non tutti i certificati possono rappresentare un investimento. La scelta si limita a certificati di bassa tiratura, preunitari - per quanto riguarda i titoli italiani - o avvalorati da autografi di uomini famosi. In tal caso è sempre consigliabile affidarsi al consiglio di un esperto. Il Collezionismo In un articolo riguardante i titoli storici, apparso qualche anno fa su una rivista economica italiana, si leggeva l'ottimistica frase: "Il boom mondiale della collezione di titoli storici comincia a dilagare anche in Italia!". Gli incoraggianti risultati finora raggiunti non possono che confermarlo. I collezionisti, da poche decine quali erano, sono progressivamente aumentati fino a diventare centinaia; aste specializzate sono ormai battute due volte all'anno; la stampa dedica sempre più spazio a tale giovane e interessante hobby; vengono organizzate varie esposizioni esclusivamente dedicate alle antiche carte valori. Un notevole contributo a questo trend è stato apportato dal crescente interesse per la storia economica e finanziaria, dal fascino della riscoperta del passato nonchè dalla considerazione della "esclusività" di una collezione del genere. Esistono di fatto in circolazione molti meno titoli rispetto per esempio a francobolli o monete, e sempre meno ne esisteranno in futuro. Con l'avvento dei computer, si è andata affermando la borsa telematica con la conseguente diminuzione della circolazione fisica dei titoli. A proposito di valori, benchè i prezzi massimi realizzati negli ultimi due anni alle aste internazionali superino notevolmente i 10 000 Euro, il valore medio dei certificati italiani oscilla tra i 25 e i 75 Euro. A titolo esemplificativo ecco alcune recenti aggiudicazioni delle aste battute in Eurolandia al netto delle commissioni: American Express: 15.000 Come si può constatare al primo batter d'occhio, il mercato dei titoli storici in Italia è tuttora sottovalutato e a prezzi appetibili! |
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